LA PRIVACY A DUBAI E NEGLI EMIRATI ARABI UNITI

 

Lo sapete che, nel 2019, negli Emirati Arabi, una moglie che aveva scoperto di essere stata tradita è stata condannata per violazione della privacy perché, in fase di divorzio, aveva reso pubblici degli screenshot “rubati” dal cellulare del marito?

E che, nel 2015, una donna australiana è stata prima arrestata e poi rimpatriata per aver pubblicato, nel gruppo Facebook del condominio, la foto di un SUV parcheggiato a cavallo di due posti riservati ai disabili, insieme a un insulto nei confronti del proprietario?

E che, nel 2010, una persona ha passato seri guai per aver messo in rete la foto di un topo che scorrazzava in un famoso ristorante nel quale si trovava?

A noi sembra assolutamente impensabile che la vittima, o chi denuncia pubblicamente un’ingiustizia, passi dalla parte del torto per una cosa di “così poco conto” come una foto sui social media o una parolaccia detta per frustrazione, eppure la legge sulla privacy di questo Paese è severissima e costantemente ricordata, sia ai nuovi arrivati che ai residenti di lungo corso, tramite giornali e appelli social: “le denunce vanno fatte solo tramite i canali appropriati”, ci ripetono spesso, tanto che la polizia ha messo a disposizione una apposita APP dedicata (Dubai Police) con la quale inviare in tempo reale foto, video o segnalazioni di qualunque illecito alle forze dell’ordine che intervengono immediatamente.

Quando un italiano viene negli Emirati Arabi Uniti, deve innanzitutto comprendere di essere in un luogo in cui si pensa al contrario di come si ragiona in Italia” – spiega l’avvocato italiano Domiria Marzano, Legal Consultant a Dubai dal 2012.

Il sensazionalismo, gli scandali, il voyeurismo le notizie di cronaca nera, i dettagli degli omicidi efferati, i racconti di guerra che siamo abituati a leggere ed ascoltare nei telegiornali in Patria non sono assolutamente ammissibili nei sette principati confederati, nei quali la riservatezza personale e familiare appartiene prima di tutto agli stessi ambienti reali: della vita privata degli Emiri, degli sceicchi e degli altri  componenti dei circoli reali, infatti, si sa pochissimo e quello che viene lasciato trapelare è solo ciò che è ritenuto necessario alla buona immagine pubblica”.

Attenzione, dunque, a non commettere questo tipo di leggerezze che possono tradursi in gravi reati dalle conseguenze spesso molto serie, con multe fino a 500.000 AED (circa 134000 euro al cambio corrente), in alcuni casi, fino a sei mesi di detenzione.

Niente foto senza il consenso dei fotografati, insomma; niente pubblicazione di qualunque cosa possa danneggiare la reputazione altrui; niente divulgazione di foto di incidenti, feriti o morti; niente insulti, mai e per nessun motivo: non sono mai tollerati e a maggior ragione non lo sono quelli nei confronti della famiglia reale, del Paese, del governo e della religione (nessuna religione – una bestemmia, qui, costa carissima).

E, sì: i social media sono costantemente monitorati.

L’avvocato Domiria Marzano ci spiega questi ed altri punti nel dettaglio:

  • Immagini: è necessario prestare molta attenzione quando si pubblicano foto di altri online anche tramite i social media poiché la legge sui crimini informatici (legge federale n. 5 del 2012) rende un reato utilizzare qualsiasi mezzo informatico per violare la privacy di qualcun altro, e non è reato solo scattare e pubblicare tali immagini, ma anche visualizzarle e condividerle.
  • Privacy e riservatezza: la divulgazione di segreti relativi alla vita privata di qualcuno senza il suo consenso può comportare responsabilità, come ne può comportare la divulgazione di informazioni riservate, come quelle appartenenti a un datore di lavoro.
    Coloro i quali vengono sorpresi a usare la tecnologia per invadere la privacy di qualcun altro, che può includere anche intercettazioni, copia di foto o pubblicazione di notizie, possono essere incarcerati per sei mesi e multe comprese tra i 150.000 e i 300.000 AED.
  • Utilizzo di emoticon ed emoji: si dovrebbe inoltre prestare attenzione quando si utilizzano determinati tipi di emoji mentre si parla online. Ad esempio, se si usa l’emoji del “dito medio” in una conversazione e il destinatario si lamenta dell’atto, ciò potrebbe portare alla prigione, a multe e all’espulsione.
  • Dichiarazioni diffamatorie: il Codice penale rende reato pubblicare informazioni che espongono un’altra persona all’odio o al disprezzo pubblico, o formulare una falsa accusa che disonora o scredita un’altra persona.
  • Contenuti contrari alla moralità e alla coesione sociale: è un reato utilizzare qualsiasi mezzo informatico per attività non coerenti con la morale pubblica e la buona condotta, inclusi contenuti non islamici, blasfemi, osceni, che incoraggiano attività peccaminose o mirati a corrompere minori, ecc.
  • Monitoraggio online: L’autorità regolatoria per le telecomunicazioni degli UAE (TRA) monitora i contenuti online disponibili e vieta i contenuti per hacking e codici dannosi, i contenuti Internet che forniscono servizi VoIP senza licenza e altri contenuti Internet illegali.

     

    I fornitori di servizi con licenza (Du ed Etisalat) possono anche bloccare i contenuti online se richiesto e, a seguito di denunce di abuso o diffamazione, le autorità possono intraprendere azioni legali contro chi gestisce i siti dopo aver verificato la validità e la gravità della denuncia”

    Un particolare monito, conclude l’avvocato Marzano – va fatto ai genitori, che rispondono della custodia e delle azioni dei figli: alcuni post e fotografie che i ragazzi pubblicano sui siti di social media potrebbero portare a complicazioni per la privacy ed è quindi importante sapere con quanta efficacia si potrebbero utilizzare tali strumenti senza infrangere le regole del Paese”.

Tutto questo, però, non significa necessariamente che ci venga negata la libertà di espressione individuale, ma che, qui, dobbiamo reimparare a come esprimerci e a farlo con termini adeguati, con interlocutori appropriati o in sedi preposte. Significa anche, allo stesso tempo, che la nostra persona, la nostra reputazione e le nostre attività sono sempre tutelate, che non sarà possibile, per un cliente frustrato, un vicino infastidito, o un collega geloso inveire pubblicamente contro di noi, divulgare recensioni fasulle o diffondere voci infondate senza che vengano presi provvedimenti nei loro confronti.

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