TRASFERIRSI A DUBAI CON CANI E GATTI: TUTTO QUELLO CHE C’È DA SAPERE

 

“Mollo tutto e mi trasferisco a Dubai”.

Ma come fare se Fido e Micio sono parte della famiglia?

Come sempre, sul web si legge tutto e il contrario di tutto e Dubai viene spesso dipinta come un posto inospitale per i nostri compagni a quattro zampe.

E se è vero che, ovviamente, quando è caldo, è caldo anche per loro e che esistono aree della città non esattamente “pet friendly”, è altrettanto vero che esistono quartieri molto verdi a misura di quattrozampe e una serie di aree e servizi a loro dedicati per fare in modo che trascorrano nel miglior modo possibile anche le estati più roventi.

Come la “pet nursery” di Francesca Cataldo Al Zarooni, ad esempio, la pluricampionessa mondiale di body building che ha mollato tutto per amore di un Emiratino e degli animali e adesso gestisce un vero e proprio “asilo per animali” dove lasciare, in fidatissime mani, il proprio peloso o pennuto durante le vacanze,  ma anche dove farli correre, giocare e socializzare quando fa troppo caldo per lunghe passeggiate, o quando “mamma e papà”  umani sono al lavoro o in viaggio, con pulmino da e per casa incluso. Un servizio che, con i ritmi frenetici del lavoro negli Emirati e la mancanza, almeno nei primi tempi, di una “rete” di amici di cui ci si fida, diventa a volte davvero essenziale.

Prima ancora di questo, però, c’è un altro mito da sfatare: quello per cui sarebbe terribilmente crudele far viaggiare cani e gatti in stiva. Tradizionalmente, infatti, negli Emirati, gli animali possono entrare esclusivamente via cargo e solo da qualche mese è possibile portarli in cabina (con la compagnia di bandiera di Abu Dhabi e purché non superino gli 8 chili di peso, trasportino incluso). Soluzione che viene spesso preferita, nonostante gli esperti del settore consiglino diversamente:

Avere l’animale con sé in cabina è una sicurezza psicologica del proprietario, che però non si traduce necessariamente con il benessere degli animali – ci spiega Stefania Sierra, General Manager di DASA International Movers, che fa viaggiare per il mondo animali di ogni tipo, dai panda ai rapaci, passando ovviamente per cani e gatti. – Faccio questo lavoro da 17 anni e ho avuto incidenti solo in cabina: in caso di forte turbolenza la gabbia vola e il gatto, o il cagnolino, rischiano di ferirsi. Il cargo è più confortevole per loro perché viaggiano in una gabbia rigida omologata per il trasporto aereo, in una stanza, ovviamente pressurizzata, da soli, con la luce soffusa, senza stimoli esterni se non il rumore del motore in sottofondo. In cabina, invece, viaggiano in una gabbia morbida, non omologata IATA per il trasporto, che va infilata sotto al sedile, non legata, e in più gli animali sono iperstimolati: ci sono i rumori delle persone, gli annunci, le luci, gli odori di cibo. Così, specialmente i gatti, si stressano: 7-8 ore in cabina causano loro livelli di stress infinitamente maggiori di quelli che vivrebbero sonnecchiando per conto loro, in una gabbia ancorata alla base dell’aereo che permette loro di alzarsi e girarsi e che in caso di turbolenza non si muove”.

Non solo, – continua Stefania Sierra – anche per il proprietario può essere stressante: immaginate un gatto che miagoli per tutto il volo o un cane si bagni o si sporchi, magari per lo spavento. Ricordiamo che non è consentito tirarli fuori dal loro trasportino in nessun caso, neanche per tranquillizzarli o pulirli”.

Le ragioni per le quali gli Emirati Arabi richiedono che gli animali entrino nel Paese via cargo sono, oltre a quelle della sicurezza, ragioni di tipo sanitario: “In questo modo – sottolinea l’esperta – si è assolutamente certi di evitare che arrivino animali malati di rabbia. Se accadesse, e se diventasse endemica, da un lato rovinerebbe l’industria dei cammelli e delle capre, che qui è molto importante, e dall’altro lato danneggerebbe seriamente il Paese, declassandolo rispetto ad altri: come sappiamo, questo è, per i più, un Paese di passaggio, in cui la maggior parte degli espatriati resta solo per qualche anno. Ma se la rabbia fosse endemica sarebbe molto più difficile andare via con i propri pelosi, perché i paesi di destinazione potrebbero pretendere quarantena o titolazione antirabbica che hanno tempi e costi molto maggiori”.

 

Come muoversi dunque, nel momento in cui si decide di trasferirsi negli Emirati, quanto tempo occorre per preparare i documenti e quali costi aspettarsi?

L’ideale, per traferirsi a Dubai con il proprio quattrozampe dall’Italia, sarebbe quello di cominciare a preparare i suoi documenti almeno un mese prima della partenza: dal momento in cui si fanno i vaccini devono passare tre settimane, va preparato il passaporto, il veterinario deve accertarsi della buona salute dell’animale e rilasciare un certificato medico indispensabile per l’imbarco. Ovviamente ci si può occupare da soli di tutta la procedura di viaggio, consegnarlo al cargo e andarlo a ritirare e sdoganare all’arrivo (tenendo presente che però i taxi non hanno il permesso di trasportare animali, dunque bisognerà trovare un modo di trasporto alternativo dal cargo di Dubai o Abu Dhabi fino a casa).

Oppure ci si può affidare ad esperti “pet relocator” che si occuperanno di tutta la procedura fino a portare Micio e Fido nella loro nuova casa: “non ha costi particolarmente più alti affidarsi a un professionista serio, rispetto a quelli necessari per farlo autonomamente – sottolinea Stefania Sierra – Per me, ad esempio, che mi occupo di grandi traslochi internazionali, non sarebbe etico caricare costi extra per un servizio come questo. Specularci sarebbe sbagliato soprattutto perché a farne davvero le spese sarebbero gli animali stessi, che rischierebbero di venire lasciati indietro quando non addirittura abbandonati.

In alcuni casi riusciamo persino a far risparmiare i nostri clienti: non solo tempo, ma anche denaro, soprattutto nel caso di chi ha più di due animali: se facesse da solo, dovrebbe fare due diverse spedizioni, mentre noi possiamo farne una sola. 

Nel momento in cui l’aereo decolla, poi, posso già sdoganare l’animale, con un risparmio di tempo che, per l’animale stesso, fa una grande differenza: in un’ora al massimo, con noi, esce dall’aeroporto, mentre per un privato che lo fa per la prima volta, normalmente ne servono molte di più. Se poi ci fosse un imprevisto, come ad esempio un documento smarrito o dimenticato nel Paese di partenza, al privato non verrebbe consegnato l’animale, mentre al professionista con licenza che sdogana sotto la sua responsabilità, viene dato senza problemi con l’impegno di presentare il documento entro due giorni”.

Attenzione, però: non a tutte le razze è permesso entrare nel Paese: alcune hanno un ban permanente (la lista di tali razze viene aggiornata costantemente, ma si tratta generalmente di quasi tutti i molossoidi con l’aggiunta dei dobermann che non abbiano ricevuto un addestramento come “service dog”), mentre per quelle brachicefale (sia canine che feline) è vietato viaggiare durante i mesi estivi.

Le razze brachicefale – spiega Stefania Sierra – sono quelle che, statisticamente, hanno più casi di mortalità in volo. Parliamo di una percentuale annua comunque infinitamente bassa, vicina allo 0,001%, ma in ogni caso, l’80% degli animali che purtroppo perde la vita in viaggio è, appunto, brachicefala. Così, alcune compagnie aeree preferiscono non trasportarli durante i periodi più caldi dell’anno (o, addirittura, non traportarne affatto) piuttosto che correre anche il minimo rischio. Ovviamente un animale può avere un malore o un infarto, soprattutto se viaggia durante le ore più calde dei mesi più caldi, e questo non ha nulla a vedere con la negligenza del personale, ma spesso con l’inesperienza di alcuni proprietari che pretendono di far volare un bulldog o un gatto persiano su un aereo che arriva a mezzogiorno a metà agosto e per aggirare i divieti posti dalle compagnie aeree pagano veterinari compiacenti nei loro Paesi d’origine perché cambino la razza sui documenti. Personalmente chiedo sempre le fotografie degli animali per accertarmi non corrano mai alcun rischio. Ecco, in questo caso, piuttosto che far aspettare un Carlino o un British Shorthair per dei mesi, prima che possano raggiungere i proprietari a Dubai, con le dovute accortezze si può prendere in considerazione il viaggio in cabina, tenendo comunque conto che non si tratta né della soluzione più sicura né di quella più confortevole”.

Va ricordato, insomma, che ogni razza, ogni compagnia, ogni aeroporto, ogni momento dell’anno ha regole e richieste diverse, e che quelle che valgono per entrare negli Emirati Arabi non valgono necessariamente per uscirne (per tornare in Italia, ad esempio gli animali domestici possono viaggiare come “bagaglio in eccesso”: non c’è differenza con il viaggio via cargo, ma non vengono coinvolti i controlli doganali e aeroportuali all’arrivo cosicché il servizio costa circa il 40% in meno).

Sono migliaia gli espatriati italiani e non che si sono trasferiti portando con sé i loro compagni a quattro zampe e che hanno scoperto che la comunità internazionale di amanti degli animali è molto più ampia di quello che potessero immaginare dopo un primo giro turistico in città.

Oltre al deserto, parco giochi infinito per cuccioli di ogni età, stanno finalmente nascendo spiagge e parchi attrezzati. Non sono tanti al momento, ma con la velocità con cui le cose cambiano in questo Paese e con la sempre maggiore attenzione nei confronti degli animali, ci aspettiamo di vederne nascere a breve sempre di più.

“La parte più bella del mio lavoro – continua Stefania Sierra – è quando li consegni ai proprietari: i cani, soprattutto, che sono lì tranquilli, hanno dormito per tutto il volo, sono un po’ annoiati, guardano fuori, ma appena vedono i padroni cominciano a saltare, a cercare di uscire dalla gabbia, a guaire di gioia. Anche per questo preferisco che i proprietari non vengano in aeroporto a prendere i loro cani (che faccio viaggiare, su questo Paese, esclusivamente di sera e di notte per via sia delle temperature più miti che di maggiore tranquillità): appena li vedono, i cani si agitano e vogliono uscire dalle loro gabbie, cosa che non solo è proibita, ma non sarebbe neanche sicura. Preferisco portarlo io personalmente fino a casa, qualunque ora sia.”

Quindi, in conclusione, gli Emirati offrono un mondo di favolose soluzioni per condividere la propria vita con i nostri bimbi pelosi – parchi gioco dedicati, piscine riservate, spazi al chiuso con aria condizionata nei periodi più caldi, luoghi di socializzazione e divertimento, pet-nursery, “colonie estive” e quanto altro.

Perché non approfittarne?

 

Articolo NON sponsorizzato

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