DUBAI E NOMADI DIGITALI

“LAVORIAMO DALLA SPIAGGIA DI DUBAI PER LE NOSTRE AZIENDE ITALIANE”

Hanno rinunciato a ufficio e posto fisso per mare, sole e orari più flessibili.

Li chiamano “nomadi digitali”, sono persone che viaggiano per il mondo lavorando da remoto, da luoghi, se ne hanno voglia, sempre diversi: che sia dal mare, dalla montagna, da uno spazio in co-working o da un caffè, l’importante è che ci sia una buona connessione internet e tranquillità per concentrarsi.

Il trend esiste da qualche anno ma ha indubbiamente preso davvero piede grazie all’avvento della pandemia di Covid-19, che, facendo di necessità-virtù, ha consentito di sdoganare il lavoro a distanza: tantissimi lavoratori di tutto il mondo si sono resi conto che non aveva più senso vivere nei centri città vicino agli uffici, per poi realizzare, due anni più tardi, di non voler più rinunciare a questa dimensione più rilassata e “a misura d’uomo”.

Così, per rispondere alle necessità delle centinaia di persone di tutto il mondo che sceglievano questo Paese per dare una svolta alla propria vita e la città iniziava ad adeguarsi al nuovo trend con soluzioni di co-housing, co-working e postazioni dedicate soprattutto ai più giovani, la prestigiosa società immobiliare internazionale Savills, lo scorso aprile, decretava che Dubai è al terzo posto come meta ideale per chi lavora da remoto, dopo Lisbona e Miami.

“Mi sono trasferito qui lo scorso gennaio e mi dispiace solo non averlo fatto prima – ci racconta Alessandro Iacoangeli 45 anni, trader sui mercati finanziari e di criptovalute. Da un paio di anni a questa parte il mio lavoro si è trasformato grazie all’era di internet e alle mie scelte lavorative, che mi hanno portato a realizzare che avrei potuto benissimo fare quello che faccio da qualunque posto avessi voluto, purché avessi a disposizione una connessione internet”.

“Probabilmente Dubai non sarà la mia ultima destinazione – continua Iacoangeli – perché il mio sogno è sempre stato quello di viaggiare il più possibile, conoscere, sperimentare e provare cose nuove, ma per adesso qui mi trovo davvero benissimo. La prima cosa che ho notato, appena sceso dall’aereo è un senso di sicurezza che da noi, purtroppo, non esiste più. Qui si può passeggiare a qualunque ora del giorno e della notte senza correre mai il rischio di venire aggrediti o scippati, come purtroppo mi è successo “a casa”. La qualità dei servizi e dei professionisti che ho trovato, poi, è al top e sono riuscito a creare in pochissimo tempo una bellissima rete di amicizie, con italiani e non. Onestamente è una cosa non solo che non mi aspettavo, ma che non credevo neanche sarebbe stata possibile. Non la cercavo, eppure è stata estremamente naturale e mi ha fatto molto piacere. E poi il clima: sono arrivato a gennaio lasciando gli 8 gradi di Roma e ne ho trovati 22-23. Per me che non amo il freddo, è stato come fare Bingo!”.

Sicurezza, clima e livello dei servizi sono gli aspetti che sono stati decisivi anche per Giada Calvi, 30 anni, approdata a Dubai con marito e cagnolina nel febbraio 2022. Lavora per un’azienda che si occupa di formazione e si rivolge al mercato italiano e, adesso, anche degli italiani all’estero: “E’ una città in evoluzione e in pieno sviluppo, funzionale e funzionante: ci è parso naturale sceglierla come prima méta estera. Personalmente lavoro da casa se ho appuntamenti per consulenze online, ma quando mi occupo del back office, a volte lo faccio dalla spiaggia. Influisce tantissimo sul mood!”.

La scelta dei giovani professionisti che lavorano da remoto di lasciare permanentemente i propri Paesi, però, al di là del clima e della voglia di avventura, è, inutile giraci intorno, spesso anche dettata dalla convenienza fiscale che offre un Paese come questo, dove l’IVA è al 5% e non si pagano tasse sul reddito: “Ero arrivato ad avere una pressione fiscale del 48% – ammette con amarezza Iacoangeli – Sono stato quasi sempre imprenditore e libero professionista nella mia vita e ho sempre versato allo stato ogni centesimo di quanto dovuto. Avrei anche continuato a farlo senza lamentarmi se i servizi erogati fossero stati all’altezza di quanto versato, ma sappiamo tutti quale sia, oggi, la qualità di tali servizi. C’è stato un momento in cui ho semplicemente fatto le valigie e sono andato via, e capisco che siano sempre di più gli italiani tentati di farlo: per alcuni piccoli imprenditori o consulenti a Partita Iva questo genere di pressione fiscale può essere difficilmente sostenibile”.

Allo stesso tempo, però, va ricordato che, negli Emirati Arabi, non pagando tasse sul reddito, non ci sono neanche aiuti né servizi statali e che scuole e sanità sono private e decisamente costose.

E se è vero che, come fa notare Giada Calvi, “i prezzi per una famiglia senza figli non sono necessariamente più alti di quelli di Milano, il tenore di vita, qui più che mai, è una scelta personale: si può vivere da nababbi, ma esistono appartamenti, ristoranti e locali a prezzi assolutamente paragonabili a quelli di Minano”, è altrettanto vero che bisogna essere consapevoli che questo posto, in determinate situazioni può diventare invece estremamente costoso.

“Dubai è una città che non regala niente – sottolinea Alessandro Iacoangeli. –  Per trattenerti qua devi essere certo di poter sostenere gli imprevisti: se il tuo lavoro non ti dà la solidità per permetterti di sopportarli, potresti trovarti meglio in città che hanno un costo di vita più accessibile a fronte, magari, di spiagge ancora più belle”.

Diverse le opzioni di visto per chi lavora da remoto: dalle nuove licenze per “freelancer”, alla possibilità di aprire società sia in free zone che in mainland, a seconda della natura del proprio lavoro e del servizio erogato che consentono anche, a determinate condizioni, di mantenere qui la residenza e continuare a viaggiare per il mondo.

Che, con la progressiva rimozione delle restrizioni Covid, è finalmente tornato ad essere più che mai accessibile e accogliente.

Per ulteriori informazioni: www.outstandinglife.com

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