DUBAI IN EVOLUZIONE: I CAMBIAMENTI DEL 2022

Dai progetti per rendere più verde ed abitabile il deserto al più grande centro di produzione di energia solare del mondo: gli Emirati Arabi, guardati “da vicino”, al di là di pregiudizi, stereotipi e luccichii da giornale patinato, stupiscono per davvero.

La cosa che, a chi vive qui, spesso colpisce maggiormente è la velocità di cambiamento: nel giro di dieci anni sono state emanate più leggi (o modifiche sostanziali a leggi esistenti) di quanto non sia stato fatto nei Paesi occidentali negli ultimi cinquanta, lasso di tempo nel quale, questo posto, è passato da essere una serie di piccoli villaggi di pescatori ed allevatori al Paese moderno e proiettato verso il futuro che conosciamo.

Siamo appena nel secondo trimestre del nuovo anno ed Expo è finito da soli due mesi che, già, sono stati annunciati una serie di cambiamenti epocali per i cittadini e gli expat residenti a Dubai e nel resto degli UAE:

  • l’assicurazione di disoccupazione in primis, che cambia completamente le carte in tavola per chi vive e lavora a Dubai;
  • l’estensione di determinati visti turistici, fondamentali per chi viene a cercare lavoro,
  • la creazione di un albo pubblico dei “truffatori”, così da tutelare ulteriormente gli investitori,
  • la creazione di una piattaforma online su cui denunciare i tentativi di corruzione finanziaria e amministrativa (per ora, solo ad Abu Dhabi).

L’introduzione di un “paracadute” in caso di perdita del lavoro è particolarmente importante per questo Paese perché, fino ad ora, chi perde il lavoro ha ufficialmente un limitato lasso di tempo (“grace period”) per lasciare il Paese o ottenere un nuovo visto (dalla data di cancellazione del visto sul passaporto ci sono ufficialmente 29 giorni). Non viene tenuto in alcuna considerazione il tempo trascorso qui: se non si può dimostrare di avere le risorse per mantenere la propria famiglia o non si lavora, l’unica opzione è quella di andarsene.

A inizio maggio, però, Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum, Emiro di Dubai e Vice Presidente degli Emirati Arabi Uniti, ha annunciato la nuova decisione presa dal Governo Federale del Paese: da gennaio 2023 verrà istituita una speciale assicurazione (non è ancora chiaro se verrà pagata dai datori di lavori o dai dipendenti stessi, ma si parla di cifre che vanno dai 40 ai 100 Dirham all’anno per la copertura minima) che servirà a coprire le spese in caso di un’eventuale perdita dell’impiego. Per un periodo di tempo limitato (ancora da precisare) si potrà beneficiare del 60 per cento del proprio precedente stipendio, fino a un massimo di 20.000 Dirham al mese. Questa assicurazione per il momento non sarà estesa a investitori, collaboratori domestici, ragazzi con contratti temporanei che hanno meno di 18 anni e pensionati.

Da un lato, una sicurezza in più per i lavoratori, dall’altro una mossa per rassicurare professionisti stranieri esitanti ad accettare posizioni lavorative di prestigio in questa parte del mondo.

Per quanto riguarda l’estensione dei visti turistici, per gli italiani (ed i detentori di passaporto dell’area Schengen) non ci sono cambiamenti importanti come per chi ha nazionalità asiatiche o africane. La legge prevedeva già che noi potessimo restare nel Paese con visto turistico gratuito per 90 giorni nell’arco di 180 ed era già possibile estendere tale visto a pagamento, ma si trattava di “un’area grigia”: rivolgendosi agli uffici dell’immigrazione veniva risposto, infatti, che non era possibile farlo, salvo poi pagare un’agenzia di viaggi ed estenderlo senza grossi problemi. Adesso è scritto nero su bianco: “qualunque tipo di visto turistico può essere esteso per 30 giorni, per due volte”.

Si sa invece ancora poco sull’Albo pubblico dei truffatori: è stato dichiarato che le autorità riveleranno l’identità di chi infrange le regole in campo finanziario insieme ai dettagli delle violazioni commesse sia per proteggere gli investitori, sia come deterrente per il futuro.

Poche settimane dopo, inoltre, è stata lanciata la piattaforma “Wajib, sulla quale è possibile denunciare in maniera confidenziale la corruzione amministrativa e finanziaria (per adesso, solo nella capitale) con lo scopo di promuovere integrità, trasparenza e pratiche di buon governo.

Non è tutto: il 2022 ha portato una serie di ulteriori novità che hanno lo scopo di migliorare sotto i più disparati punti di vista la vita nel Paese e non solo:

  • è stato spostato il fine settimana dai tradizionali venerdì e sabato agli occidentali sabato e domenica,
  • sono stati resi pubblici i dettagli della prima ferrovia che entro il 2030 unirà tutti i sette Emirati tra di loro e con il resto dell’area del Golfo, passo fondamentale, tra l’altro, verso il raggiungimento dell’obiettivo “zero emissioni” fissato per il 2050;
  • è stata annunciata la più importante riforma del sistema educativo emiratino di sempre: sono stati nominati tre nuovi ministri e ridistribuiti i compiti di controllo, supervisione e sviluppo del processo educativo, sia per la scuola pubblica (riservata per lo più ai cittadini emiratini) che per quella privata, tra una serie di diversi organi governativi;
  • è stato inaugurato il primissimo “museo del futuro”, costruito all’interno di quello che ha la pretesa di essere il più bell’edificio moderno del mondo;
  • è in fase di test un’applicazione per prenotare in anticipo il parcheggio in alcuni dei più famosi centri commerciali di Dubai (come il Mall of the Emirates, dove trovare un posto auto nel fine settimana è un’impresa tale che può far desistere molti dal recarvisi).

Infine, nei giorni scorsi, sono state immesse in libertà, in una riserva del Chad, 45 antilopi (20 orici dalle corna a scimitarra e 25 addax) nate negli UAE, facenti parte di un progetto di salvataggio di queste ed altre specie dall’estinzione, voluto fortemente da Sheikh Zayed, primo presidente degli Emirati Arabi Uniti (scomparso nel 2004).

Tale programma è nato ufficialmente nel 2014, più di un decennio dopo il suo inizio “ufficioso” e le prime antilopi inviate direttamente dallo Sceicco. L’ultimo orice con le corna a scimitarra era stato avvistato in Chad alla fine degli anni ’80 e la specie era stata dichiarata completamente estinta in natura nel 2000. Fortunatamente, anni prima, ne erano stati donati alcuni esemplari all’Emiro di Abu Dhabi, che ha così potuto dar vita al programma di ripopolamento, facendo sì che, addirittura, la specie sia ora stata eliminata dalla lista di quelle in pericolo. La stessa sorte stava capitando agli addax e alle gazzelle “dama”, anch’esse allevate qui e mandate a ripopolare le riserve africane, per un totale di 460 animali, inclusi una ventina di cuccioli nati proprio quest’anno. L’obiettivo iniziale era di inviarne 500 in tutto: siamo dunque a un passo dalla sua realizzazione.

Con l’estate ormai alle porte e il suo caldo impegnativo, con l’imminente chiusura delle scuole e la partenza in massa delle famiglie verso i Paesi d’origine o di vacanza, è verosimile immaginare che molte delle attività istituzionali verranno messe in pausa per un paio di mesi, ma è altrettanto verosimile aspettarsi una serie di ulteriori novità a partire da settembre, nonché i dettagli su quello che, per ora, è stato solo annunciato.

Non mancheremo, ovviamente, di tornare su questi argomenti non appena ci saranno aggiornamenti, questo Paese non smette mai di stupirci favorevolmente.

Per ora è tutto: stay tuned!

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