ADDIO A SHEIKH KHALIFA, EMIRO DI ABU DHABI E PRESIDENTE DEGLI EMIRATI ARABI UNITI

 

Si è spento poche ore fa il Presidente degli Emirati Arabi Uniti e Emiro di Abu Dhabi, Sheikh Khalifa bin Zayed Al Nahyan, figlio dello Sceicco Zayed Bin Sultan Al Nahyan.

Alla guida del Paese dal 3 novembre 2004, Sheikh Khalifa è stato il secondo presidente degli Emirati Arabi e il sedicesimo Emiro di Abu Dhabi. Viene ricordato come un regnante che ha ristrutturato profondamente sia il governo federale che quello dell’emirato e sotto la cui presidenza gli UAE sono divenuti una nazione sempre più florida: subito dopo essere stato nominato presidente, infatti, lanciò il suo primo piano strategico per uno sviluppo sostenibile, mettendo al centro il benessere dei cittadini e guidando lo sviluppo del settore oil and gas e dell’industria downstream, fondamentali per l’economia emiratina.

73 anni, malato da tempo a causa di un ictus avuto otto anni fa, si dice fosse ricoverato in una clinica svizzera, ma sia il Governo che la famiglia reale hanno sempre mantenuto il più stretto riserbo sulla sua vita privata. Negli ultimi anni sono state rese pubbliche pochissime foto ufficiali: nel 2017, 2018 e 2019 lo si è visto ritratto in scarpe da ginnastica bianche e abito tradizionale (kandoora) mentre salutava alcuni membri delle famiglie reali emiratine. Gli succederà ufficialmente il fratellastro, il principe ereditario Sheikh Mohammed bin Zayed Al Nahyan, che negli ultimi anni ha agito da reggente.

Figura molto amata non solo negli Emirati ma nella maggior parte della regione del Golfo, Sheikh Khalifa era famoso per ascoltare il suo popolo e cercare di migliorare ogni situazione venisse portata alla sua attenzione. Il suo nome è conosciuto dal mondo intero grazie al Burj Khalifa, il grattacielo iconico di Dubai, la torre residenziale più alta del mondo, chiamata così in suo onore dopo che finanziò in maniera importante l’emirato di Dubai, permettendogli di uscire dalla forte crisi economica di oltre un decennio fa.

Sheikh Khalifa ottenne la carica presidenziale alla morte del padre, primo presidente della confederazione nata nel 1971, in quanto erede al trono di Abu Dhabi, la più grande e la più ricca di petrolio e gas naturale delle sette città stato (emirati) che la compongono.

Storicamente, infatti, il Presidente degli Emirati Arabi Uniti è sempre l’Emiro di Abu Dhabi, mentre il primo ministro è sempre l’Emiro di Dubai.

Le ricchezze di Abu Dhabi sono state usate sapientemente da Sheikh Khalifa anche per attrarre centri culturali e accademici (basti pensare alla branch del museo del Louvre e ai campus satelliti della New York University e della Sorbonne) e, paradossalmente, per smarcarsi dalla dipendenza dal petrolio investendo in ricerca sulle energie rinnovabili. A questo proposito ricordiamo il piano per una città futuristica a basse emissioni (Masdar) e quello per il taglio completo delle emissioni nocive entro il 2050.

Sheikh Khalifa nacque nel 1948 nell’oasi di Al Ain, vicino al confine con il sultanato dell’Oman e prese il nome dal suo bisnonno, Sheikh Khalifa bin Shakbout. Nel 1969, quando l’area era ancora un protettorato britannico, Khalifa venne nominato primo ministro di Abu Dhabi e chairman del Dipartimento della Difesa dell’Emirato, quello che più avanti divenne il nucleo delle forze armate degli Emirati Arabi Uniti. Dopo aver ottenuto l’indipendenza, nel 1971, divenne ministro della difesa.

Nonostante i regnanti emiratini abbiano potere praticamente assoluto, nel 2006 Khalifa volle sperimentare le elezioni, permettendo a un esiguo elettorato di votare per metà dei membri dell’organo consultivo federale (40 in totale) anche se, purtroppo, sia nel 2011 che nel 2016 solo un avente diritto su cinque si presentò alle urne.

Considerato uno dei regnanti più ricchi al mondo, con una fortuna personale stimata da Forbes, nel 2008, di 19 miliardi di dollari, costruì un incredibile palazzo alle Seychelles ma donò anche un’immensa somma di denaro al Johns Hopkins Medicine complex di Baltimora: una cifra che non venne mai rivelata nel dettaglio, ma che venne descritta come “rivoluzionaria”.

Dopo il suo ictus, fu compito del fratellastro Sheikh Mohammed bin Zayed gestire la maggior parte dei compiti di Khalifa, spesso insieme a Sheik Mohammed bin Rashid Al Maktoum, emiro di Dubai. La transizione fu perlopiù inavvertita dalla popolazione, anche perché molti emiratini e diplomatici stranieri dettero per scontato che il principe ereditario fosse comunque un mediatore politico di riferimento nella leadership emiratina.

Come molti suoi conterranei, Sheikh Khalifa era appassionato di falconeria e si dice che amasse pescare. Ha avuto otto figli (due maschi e sei femmine) dalla moglie, Sheikha Shamsa bint Suhail al Mazrouei, e numerosi nipoti.

Da oggi bandiere a mezz’asta nell’intero Paese e lutto per i prossimi 40 giorni; sabato, domenica e lunedì tutte le attività sia del settore pubblico che di quello privato verranno sospese.

Le radio trasmetteranno solo musica classica per l’intero periodo di lutto, le televisioni statali limiteranno i programmi al minimo e la maggior parte dell’intrattenimento dal vivo verrà cancellato.

“Gli Emirati hanno perso il loro virtuoso figlio, il leader del periodo dell’empowerment, il responsabile del suo viaggio benedetto” ha twittato Sheikh Mohammed bin Zayed. “Khalifa bin Zayed, mio fratello, mio mentore e mio maestro, possa Dio concederti la sua grande benevolenza, i suoi favori e il suo paradiso”.

 

Fonti: Spectrum News 1, International The news, The Economic Times, Forbes

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