CRYPTO A DUBAI

 

Bitcoin, Etherum, Theter: a Dubai, le criptovalute possono essere comprate, vendute e scambiate in modo completamente legale grazie alla legge entrata in vigore lo scorso 9 marzo, annunciata dallo stesso Sheik Mohammed bin Rashid Al Maktoum, Emiro di Dubai e Primo Ministro degli Emirati Arabi Uniti.

“Oggi abbiamo approvato la legge sugli asset virtuali – ha twittato lo Sceicco – e istituito l’Authority che li regolerà. Un passo in avanti per la posizione degli UAE in questo settore. L’Authority collaborerà con tutte le altre entità connesse per assicurare la massima trasparenza e sicurezza per gli investitori”.

Il mercato delle criptovalute, nel mondo, è cresciuto esponenzialmente nel 2021 e vale, oggi, circa 2 trilioni di dollari, richiamando l’attenzione di persone di ogni sorta, dai piccoli e medi investitori, ai grandi nomi di Wall Street. Non è dunque un caso che gli Emirati abbiano deciso di cavalcarne l’onda, per attrarre da un lato nuovi investimenti, dall’altro expat con capacità di spesa, ai quali vengono rilasciate regolari licenze per operare nel settore Cripto. Emesse da DMCC, World Trade Center, free zone di Sharjah, Ajman e Abu Dhabi, consentono attività di trading, ICOs, consulenza su blockchain, piattaforme di crowdfunding, marketplace, servizi di custodia e servizi finanziari legati, basati o che sfruttano le criptovalute.

“Dubai è diventato un Hub per attrarre investitori sia nelle blockchain che nelle criptovalute – ci spiega  Nick Patel, fondatore e CEO di ClinqCoin.com, la prima criptovaluta sostenuta da capitale in oro nata negli Emirati – e sta accogliendo una nuova generazione di giovani, spesso giovanissimi expat, di alcuni dei quali potremmo sentire molto parlare in futuro: le criptovalute sono quello che era internet 25 anni fa, allora era una cosa nuova, molti non ne avevano compreso il potenziale, ma oggi lo usiamo tutti. Allo stesso modo succederà con blockchain e cripto”.

“Fino ad ora – sottolinea Roberto d’Ambrosio, CEO di Axiory Global, società di broker multiasset – c’era un problema legato all’avversione delle banche che, come tutti gli istituti finanziari, sono tenute a conformarsi con le leggi sul riciclaggio di denaro: le criptovalute sono caratterizzate dall’anonimato del detentore del portafoglio, quindi c’è grande difficoltà nel poter tracciare i pagamenti in termini di ownership. Adesso Dubai sta cercando di espandere il proprio business finanziario quanto più possibile e questa nuova legge potrà facilitare un po’ le cose”.

Concedere la licenza – continua d’Ambrosio – significa che gli operatori sono sì autorizzati ad operare, ma finalmente anche vigilati, garantendo più sicurezza agli investitori. Chi maneggerà questi asset, da adesso, verrà controllato da un’organizzazione che verificherà per prima cosa la competenza del management, la struttura e l’adeguatezza del capitale necessario; e in secondo luogo, che tutto il business venga fatto nel rispetto della legge, facendo uscire dalla zona grigia quegli operatori che promettevano senza poi mantenere, millantavano guadagni impossibili o non avevano stabilità finanziaria; costringendoli ad un ambiente strutturato e controllabile e imponendo sanzioni per chi non dovesse rispettare le regole. In due parole, un grosso salto avanti per quanto riguarda trasparenza e sicurezza”.

Sono soprattutto ragazzi tra i 20 e i 35 anni, pionieri delle criptovalute, i nuovi residenti che si sono appena trasferiti o si stanno per trasferire a Dubai. Hanno grande familiarità con il computer e la tecnologia e, tendenzialmente, lavorano senza bisogno di broker né intermediari, ma si occupano dei loro investimenti da soli.

“La scorsa settimana stavo pranzando al Marina Mall – ci racconta Nick Patel – e ho conosciuto due ragazzi seduti al ristorante. Uno dei due era un professionista delle criptovalute da quando ne aveva 23 ed è arrivato dall’India, da solo, poco dopo. Oggi maneggia un portafoglio di 50 milioni di dollari. Il suo amico aveva una storia simile ed entrambi, a meno di 25 anni, hanno comprato un appartamento all’Address di Dubai Marina. Sono solo gli ultimi due nei quali mi sono imbattuto, ma ce ne sono almeno altri 200 o 300 tra DMCC e la Crypto valley”.

È anche per storie come queste che sono sempre di più le persone, di tutte le età, che si interessano di criptovalute: “non si fa altro che parlarne, ormai è un argomento di dominio pubblico e ognuno vorrebbe averne una fetta – riflette con noi Roberto d’Ambrosio. – Ed ecco nascere un grosso problema: la preparazione a quello che è lecito aspettarsi. Le criptovalute sono e saranno caratterizzate da una volatilità molto alta. In termini tecnici significa che il prezzo si muove moltissimo, sia in alto che in basso. Dall’inizio dell’anno abbiamo visto i Bitcoin perdere il 50% del loro valore e, sarà pur vero, come è vero, che lo avevano moltiplicato varie volte da quando sono usciti, ma chi ha investito prima del crollo ha perso moltissimo. Le mie remore riguardo ai Bitcoin stanno soprattutto qui: la liquidità del mercato (la quantità che effettivamente viene scambiata) è ancora limitata, la maggioranza di questi Bitcoin sono in mano di pochi detentori e questo fa sì che il mercato sia poco liquido. Appena c’è un po’ di movimento, perché ad esempio Elon Musk scrive un Tweet, o perché, purtroppo, c’è un bombardamento, i movimenti della criptovaluta diventano molto rilevanti, nei termini di parecchie decine di punti percentuali in pochi giorni o poche ore. Non ultimo, bisogna considerare che si tratta di un settore molto “umorale”: esiste una correlazione lineare tra il valore delle criptovalute e il sentiment del mercato azionario. Quando i mercati vanno bene, tutti sono ottimisti e anche le cripto salgono di valore: c’è molta parte speculativa dietro al Bitcoin, ma molto è legato a questo sentiment.
Quello che mi preoccupa è che molte persone non ne capiscano il rischio, che si espongano con una quantità di denaro che non è allineata alle loro possibilità”

Secondo Nick Patel, però, per il quale “criptovaluta” non deve essere per forza sinonimo di Bitcoin (“c’è molto altro, e non tutto è così volatile, basti pensare a USDC e USDT, legati al valore del dollaro”), il rischio è intrinseco in ogni investimento e non è possibile accumulare senza speculare: “Se sei stato uno dei primi investitori in Google, Twitter o Facebook adesso sei multimilionario. Allo stesso modo, con le criptovalute ci saranno vincitori e perdenti: il 95% tra chi ha iniziato ad investire negli ultimi due anni, lo ha fatto su cose che, tra 20 anni, non esisteranno più. Ma tra di loro c’è un 5% che cambierà e rimodellerà il futuro”.

Se per i professionisti, dunque, Dubai è la nuova meta ideale in cui trasferirsi, tanto che, ad esempio, la più grande piattaforma al mondo di exchange di asset digitali, Binance, ha annunciato di voler aprire qui il proprio quartier generale e di essere in procinto di concludere l’iter normativo per l’istituzione della sua sede societaria, agli appassionati e ai curiosi viene consigliato caldamente di studiare e comprendere il mercato. Che, secondo Nick Patel, non è poi così diverso da qualunque altro mercato lucrativo: “E’ come investire in azioni di Google o Tesla. Il concetto è lo stesso, cambiano gli acronimi. In qualunque cosa si investa, che sia oro, un’azienda, o azioni, la cosa più importante è fare una ricerca accurata. Il mio consiglio è sempre quello di studiare e capire tutto da soli senza affidarsi necessariamente ad intermediari terzi. È meglio saperlo da soli, cosa si fa con i propri soldi”.

Sostanzialmente d’accordo anche d’Ambrosio, secondo il quale bisognerebbe sempre investire in qualcosa che si conosce o, quantomeno, di cui si conoscano le principali caratteristiche: “tenendo presente la volatilità delle cripto, dobbiamo chiederci quanto saremmo capaci di tollerare in termini di perdite, almeno temporanee, sul capitale. Mai, e dico mai, mettere troppi soldi direttamente in criptovalute, perché più che un investimento, sarebbe una scommessa: è vero che se va bene si diventa milionari, ma se va male si finisce per strada. Attenti, inoltre, a quelli che propongono investimenti promettendo guadagni sicuri senza avere background né licenza: il mio consiglio è, qualora ci si voglia affidare a un professionista, di accertarsi che sia tale”.

La nuova legge, fortunatamente, ci consente di poterlo verificare, chiedendo di verificare la licenza. Perché, come ha recentemente ribadito un comunicato ufficiale del Dubai media office, se da un lato tutte le compagnie che operano in criptovalute sono benvenute, “gli standard saranno rigorosi, per proteggere gli investitori e per escludere il rischio di money laundering”.

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