ECCO I DIECI MOTIVI PER CUI NON DOVRESTI VENIRE A DUBAI

 

Di Dubai, ormai, si è sentito e letto di tutto e il contrario di tutto.

Per anni è stata considerata Mecca del lusso e terra dalle infinite possibilità, ma ormai il Vaso di Pandora è stato scoperchiato e la vera natura di questa città non è più un segreto per nessuno.

Se per anni gli expat occidentali che dicevano di vivere qui venivano guardati con curiosità, a volte un pizzico di invidia, e assaliti da domande su come fare per trasferirsi a propria volta, adesso sono sempre più spesso criticati e guardati di sottecchi: millantatori, superficiali, viziati, repressi nelle libertà individuali, disinteressati ai veri valori della vita o complici di qualcosa di losco.

Eccovi, dunque, una lista dei dieci motivi per cui non dovreste assolutamente prendere in considerazione l’idea di visitare o trasferirvi a Dubai.

 

1- È una città finta

Lo sentiamo dire continuamente e lo leggiamo ovunque: a Dubai è tutto finto, è solo una grande Disneyland per ricconi o per turisti che cercano di spacciarsi per tali. Perché mai, dunque, investire tempo ed energie per visitare o trasferirsi in un posto che, quando i nostri nonni erano bambini, era solo una striscia di deserto con quattro casette in croce, abitata per lo più da pescatori, allevatori di cammelli e raccoglitori di perle?

Potrebbe essere, per caso, che la straordinarietà di Dubai stia anche in questo? Nel fatto che sia passata, appunto, da tende beduine a grattacieli in meno di 70 anni, facendo uno sforzo non tanto economico, ma piuttosto umano e sociologico incredibile?

Saltando i secoli di cambiamenti e trasformazioni socioculturali che hanno caratterizzato la maggior parte del resto del mondo, compreso il Paese dal quale veniamo?

Da questo punto di vista, quindi, Dubai è “nuova”, non “finta”: altrimenti non si spiegherebbe il motivo per il quale, invece, i grattacieli di Manhattan vengono considerati “autentici”.

2- A Dubai non c’è natura

Inutile ostinarsi a cercare i boschi, le campagne e le montagne innevate di casa nostra: se proprio non se ne può fare a meno, questo davvero non è il posto che fa per noi.

I parchi, almeno? Quelli sì, ci sono, molto belli e perfettamente curati, ma in questo caso sì, “artificiali”, nel senso che sono stati creati grazie a un importante sistema di irrigazione. La natura, però, a Dubai (e negli Emirati Arabi in generale) c’è eccome ed è impossibile non vederla!

Basti pensare al mare, sfruttabile quasi tutto l’anno, e al deserto. È una “natura” diversa, che si impara a conoscere ed apprezzare pian piano, ma che regala tantissime possibilità di intrattenimento e relax: è perfetto per una passeggiata, la cornice ideale per yoga e meditazione, luogo romantico per un barbecue al tramonto, parco giochi infinito per i bambini, posto ideale per cantare con la chitarra intono al fuoco.

Ci si possono organizzare feste senza infastidire i vicini di casa, andare a fare “dune bashing” con moto, auto o quad, passeggiate a cavallo e a cammello, passare la notte in tenda, godendo di colori e paesaggi profondamente diversi da un punto all’altro: Al Qudra la sabbia è bianca e le dune non eccessivamente alte, a Pink Rock la sabbia è rosata, ma al tramonto si colora di un rosso caldo, a Liwa le dune sono alte come colline, di un rosso acceso, e da Al Faqa si può godere di un incredibile cielo stellato, perché non c’è alcun inquinamento luminoso.

Si avvistano spesso gazzelle e orici, falchi e volpi del deserto, ma anche una gran quantità di uccelli migratori intorno alle oasi naturali e artificiali create appositamente per loro. Oltre agli immancabili dromedari, ovviamente, che spesso passeggiano liberi, pascolando tra cespugli e qualche albero solitario.

E poi, non lontano, ci sono le montagne, completamente diverse da quelle europee, molto più spoglie, perfette per gli amanti del trekking, che si affacciano sul mare, laghi o “wadi” (letti di torrenti che ricordano canyon o canaloni) e che ospitano villaggi che sembrano fuori da questo tempo.

3- A Dubai non c’è cultura

Questo è il commento di rito di chi viene dal Bel Paese e, magari, è abituato ad andare al lavoro percorrendo Via dei Fori Imperiali, o costeggiando le decine di musei o palazzi storici che affollano le nostre città.

Ma che a Dubai, per la maggior parte del tempo, passano dalle spiagge dei resort alle boutique dei centri commerciali, dando per scontato che, culturalmente parlando, un luogo così giovane non abbia nulla da offrire. È indubbio che qui non esistano antichi monumenti paragonabili, nemmeno lontanamente, a quelli italiani, ma è altrettanto vero che c’è un grande sforzo istituzionale per valorizzare e divulgare tutto ciò che fa parte della tradizione emiratina e della regione in generale.

I musei non saranno certo ricchi come i nostri, ci mancherebbe, ma ci sono eccome: da quello archeologico, che vanta reperti risalenti a cinquemila anni fa; a quello della tradizione, che permette di capire perché gli emiratini siano così fieri della loro cultura; a quello delle donne, che racconta una storia completamente diversa da quella che ci si aspetterebbe; a quello del futuro (di prossima apertura), perché non è importante solo quello che è stato, ma anche quello che si vuole accada; a molti altri.

“Voci di corridoio”(per quanto non ufficiali) sostengono, poi, che una parte del sito di Expo potrebbe essere riconvertito proprio in polo culturale.

4- Non è un Paese sicuro

Effettivamente, con tutti questi loschi figuri che si aggirano in tunica, strani copricapi e a volte la barba, il dubbio ci assale: al di là della zona turistica e dei compound, sarà un luogo sicuro per le famiglie?

In realtà Dubai è una delle città più sicure del mondo: la microcriminalità è quasi inesistente, tanto che il metodo più comune per tenere occupato il tavolino che si vuole occupare, nei caffè o nelle “food court” dei centri commerciali, mentre si va a ordinare, è quello di appoggiarci sopra borsette o telefonini.

Le auto, anche le più lussuose, vengono spesso lasciate aperte e se si perdono portafogli o cellulare, si è praticamente certi di ritrovarli là dove sono stati lasciati. Nessun rischio neanche nel passeggiare per la città, né di giorno né di notte, nemmeno per ragazze sole: la polizia prende molto seriamente qualunque segnalazione di comportamento inappropriato, e anche quello che in Italia viene spesso considerato una goliardata o un comportamento socialmente quasi accettabile, come un fischio, una foto, o un apprezzamento insistente, qui può essere denunciato con una telefonata alle forze dell’ordine che intervengono immediatamente.

5- Le donne devono coprirsi completamente per uscire di casa

Questo è uno degli stereotipi più duri a morire e non c’è donna occidentale che non se lo sia sentito chiedere almeno una volta. E sì, è vero che per entrare negli uffici pubblici viene richiesto di avere spalle e ginocchia coperte, è vero che sulla passeggiata lungo mare bisogna indossare almeno una maglietta e che si fa spesso riferimento al “decoro” nell’abbigliamento, ma si vedono più pantaloncini inguinali e micro top qui che a Riccione in agosto!

Una delle parole d’ordine di Dubai è “tolleranza”, in tutti i campi, e non c’è cosa più normale di ragazze in bikini che fanno il bagno in piscina o al mare accanto a quelle in burkini, senza che si stupiscano le une delle altre.

6- E’ un Paese islamico, quindi le donne non hanno diritti

E’ indubbio che la legge di questo Paese si basi sulla Sharia, ma nella costituzione emiratina è scritto chiaramente che uomini e donne hanno uguali diritti e la legge sul lavoro stabilisce che, a parità di mansione, lavoratori e lavoratrici guadagnino la medesima cifra.

A Dubai, oggi, il 50% del “Federal National Council” è composto da donne, e donne sono anche il Segretario di Stato, la ministra della Cultura e Politiche Giovanili, dell’Educazione Pubblica, della Cooperazione Internazionale, di Scienza e Tecnologia, della Sicurezza Alimentare, dello Sviluppo della Comunità, della Felicità (sì, a Dubai esiste il Ministero della Felicità!) e quella della Tolleranza. Le ragazze emiratine, tra l’altro, frequentano le università più dei ragazzi.

 

7- Non è permesso professare alcuna fede diversa dall’Islam

Quante volte avete sentito dire, in Italia, ogni volta che si è discusso di aprire una moschea, di celebrare feste non cristiane o di indossare simboli religiosi diversi dal crocifisso: “Ah, ma figurati se in un Paese Musulmano farebbero lo stesso per noi”?

Ecco: qui a Natale la città si riempie di luci, alberi, e canzoni natalizie; ci sono due chiese cattoliche, una a nord e una a sud della città, supermercati e mercatini vendono le statuine del presepe e i nostri bambini possono frequentare il catechismo e ricevere i sacramenti. Esattamente come ci sono chiese e templi per qualunque altra religione, sinagoga compresa.

Si celebrano le feste di tutti e si è spesso invitati a festeggiare con amici e vicini di casa Diwali, Eid, Halloween, Capodanno cinese, Natale o Pasqua ortodossi. Interessante sapere, poi, che la seconda moschea di Abu Dhabi è intitolata a “Maria, madre di Gesù”.

8- Per sei mesi all’anno non ci si può vivere

A Dubai fa caldo, d’estate fa veramente molto caldo, e sebbene la maggior parte dei residenti non consiglierebbe a un amico o a un parente di venire a visitare la città tra metà maggio a metà ottobre, ci sono comunque milioni persone che ci vivono senza particolari problemi.

Certo, non si fanno grandi passeggiate all’aperto, ma la città è perfettamente attrezzata ad affrontare le temperature torride esattamente come i Paesi del nord Europa sono attrezzati ad affrontare quelle rigide.

Tutti gli edifici, i mezzi pubblici, le fermate degli autobus e della metropolitana sono condizionati, ogni compound e la maggior parte dei condomini e dei grattacieli sono dotati di piscine raffreddate e moltissime attività, anche per famiglie e bambini, sono disponibili negli enormi centri commerciali disseminati per la città, che in questi mesi hanno la funzione di veri e propri centri di aggregazione, con parchi gioco, cinema, locali, musei, esposizioni, caffè ecc.

9- I datori di lavoro ritirano il passaporto dei dipendenti

E’ vero, quella di ritirare il passaporto dei dipendenti è stata (e in certi settori è ancora) una pratica estremamente diffusa. Soprattutto nel caso dei lavoratori con salari particolarmente bassi, di quelli del settore dell’hospitality e delle costruzioni, arruolati, in alcuni casi, direttamente in villaggi asiatici, a cui venivano forniti formazione, biglietto aereo e alloggio: condizioni che, a casa, parevano molto vantaggiose ma che, una volta qui, si rivelavano non adeguate per vivere in un Paese tanto diverso.

Dopo aver pagato tutte le spese di visto e assicurazione, i datori di lavoro non volevano rischiare che i loro impiegati (dei quali, in quanto sponsor, sono anche responsabili) scappassero, così hanno preso l’abitudine di trattenere il passaporto, ufficialmente adducendo ragioni di sicurezza (dal momento che tali lavoratori dividono la camera con diversi altri colleghi). Da diversi anni, però, trattenere il passaporto è un reato: tranne pochissime eccezioni, non si può fare legalmente senza il consenso del lavoratore stesso, ed è importantissimo che i connazionali che si affacciano sul mondo del lavoro locale ne siano consapevoli e pretendano di tenerlo con sé.

10- Non c’è libertà di espressione e i social media sono controllati

E’ assolutamente vero: a Dubai non si può insultare il prossimo, e frasi ritenute razziste o offensive nei confronti di qualunque religione vengono punite con pene severissime.

Non è consentito nemmeno denigrare pubblicamente l’operato o il lavoro di privati e aziende, e se si crede di essere stati oggetto di truffe, raggiri o si è scontenti del servizio reso da qualcuno, ci si deve rivolgere agli organi preposti (che generalmente intervengono in tempi celeri).

Non si può, a maggior ragione, vilipendere la famiglia Reale, lo Stato e i suoi rappresentanti e bisogna stare attenti a quello che si scrive e si pubblica sui social media perché, sì, sono controllati. I “leoni da testiera” sono quindi avvisati: niente insulti, offese né bestemmie. E nemmeno “bufale” palesi: a Dubai, la legge non ammette ignoranza.

I luoghi comuni su Dubai e sugli Emirati Arabi non finiscono certo qui e questo articolo non ha assolutamente la pretesa di essere esaustivo ma solo quello di strapparvi un sorriso.

E’ innegabile che Dubai sia un luogo dalle mille contraddizioni, dove l’innovazione corre velocissima, mentre alcuni aspetti fondamentali della società restano inesorabilmente ancorati a una cultura e a una tradizione profondamente diversa da quelle da cui proveniamo. E’ altrettanto vero, però, che misurare questo Paese solo sulla base del “nostro mondo” e con il nostro metro di giudizio non ci permetterebbe di capire le ragioni che stanno dietro a tale realtà.

Qui, negli ultimi 10 anni, sono state emanate più leggi o modifiche a leggi esistenti di quanto non sia stato fatto altrove negli ultimi 50 e, se in certi ambiti, molta strada resta ancora da fare, moltissima è stata invece fatta e viene fatta ogni anno.

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