DUBAI E LE NUOVE RIFORME DEL LAVORO: ECCO TUTTO QUELLO CHE DEVI SAPERE

Dubai è ormai diventata, nell’immaginario collettivo, la città del lusso per eccellenza, dove vivere da nababbi senza pagare alcuna tassa sul reddito, ma non solo.

Sempre più spesso infatti viene criticata per le condizioni dei lavoratori più umili e per alcune delle sue rigidissime regole che vincolano il visto di residenza dei dipendenti e delle loro famiglie al contratto di lavoro.

In caso di licenziamento, per molti, l’unica opzione è stata quella di fare i bagagli e tornare nel proprio Paese di provenienza, indipendentemente da quanti anni avessero vissuto negli Emirati.

Da oggi tutto questo, e molto altro, sarà solo un ricordo.

Se da un lato, infatti, è stata annunciata la prima “corporate tax”, che verrà introdotta nel 2022 e ammonterà al nove per cento dei profitti aziendali superiori ai 375.000 AED, dall’altro, con l’inizio di febbraio, entrano in vigore una serie di nuove leggi e modifiche a leggi esistenti che cambiano radicalmente il mondo del lavoro.

A partire proprio dal salario minimo su cui sono attesi dettagli nei prossimi giorni.

Con un chiaro rimando alla costituzione emiratina, che prevede uguali diritti tra uomini e donne, il Decreto federale N.33 del 2021, che entra in vigore il 2 febbraio 2022, ribadisce quanto già annunciato nel 2018: anche nel settore privato, a parità di mansione, lavoratori e lavoratrici hanno diritto allo stesso salario.

Viene introdotto il congedo parentale anche per i papà (paternity leave), esteso quello di maternità (maternity leave), istituita l’assenza retribuita dal lavoro in caso di studio, di lutto e di necessità di accudire un figlio disabile.

Con lo scopo di uniformare il trattamento di fine rapporto (end of service) tutti i contratti di lavoro avranno una durata massima di tre anni, ovviamente rinnovabili e, per la prima volta, vengono introdotti contratti di lavoro temporanei e a progetto, inclusa la possibilità di svolgere mansioni lavorative part time per più di un datore di lavoro contemporaneamente.

Non solo: entrano in vigore anche nuove licenze per lavorare in proprio, regole per la “settimana corta” (che permetterà di gestire il proprio monte ore settimanale, decidendo, eventualmente, di lavorare più ore durante alcune giornate ed essere completamente liberi in altre) e per il “lavoro condiviso” (shared-job) che permetterà a due persone assunte per lo stesso ruolo di dividersi carico di lavoro e stipendio.

In caso di perdita del lavoro, poi, si potrà restare nel Paese fino a sei mesi per cercarne un altro, senza essere costretti ad andarsene immediatamente, aprire una propria società o acquistare una licenza free lance.

Per ogni nuovo assunto, il periodo di prova durerà sei mesi (questo non è cambiato), ma la nuova legge prevede che, durante tale periodo, non si possa venire licenziati con effetto immediato e sia invece necessario un preavviso scritto di almeno 14 giorni.

Dal canto suo, l’impiegato, dovrà dare un preavviso di un mese nel caso decida di cambiare lavoro e di 14 giorni nel caso in cui preferisca tornare nel suo Paese.

Il divieto del datore di lavoro di imporre a un ex dipendente di lasciare il Paese alla fine del rapporto lavorativo e l’assoluto divieto di confiscare i documenti degli impiegati (pratica ufficialmente già vietata, ma ancora largamente diffusa) è una e vera e propria rivoluzione, per gli Emirati, così come lo è il divieto di qualunque tipo di discriminazione in base a genere, colore, nazionalità o disabilità nel processo di selezione e assunzione del personale.     

Una serie di grandi cambiamenti, dunque, rivolti soprattutto a fare in modo che i lavoratori si sentano più tutelati e più appagati dal punto di vista professionale.

Si eviterà, in questo modo, che vengano accettati impieghi non soddisfacenti o non in linea con le proprie aspirazioni per il solo timore di restare senza visto di residenza.

Allo stesso modo gli imprenditori non rischieranno di assumere collaboratori motivati solo da tale necessità e non realmente interessati alla mansione offerta.

Per i genitori che hanno la responsabilità di accudire i figli sarà più facile restare nel mondo del lavoro o rientrarvi, grazie alle diverse opzioni di part time e shared job.

Infine, il Paese, che, negli ultimi anni, sta chiaramente mettendo in atto politiche atte ad attrarre nuovi residenti (basti pensare alle recenti licenze per remote workers, nomadi digitali, investitori e pensionati) non rischierà di perdere “talenti”: persone qualificate che, a causa di insoddisfazione professionale e urgenza di rinnovare il visto, avrebbero potuto prendere in considerazione l’idea di emigrare altrove.

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