IMPOSTA SUL VALORE DEGLI IMMOBILI SITUATI ALL’ESTERO: COS’È E COME FUNZIONA

 

Quando una persona è residente fiscalmente in Italia e possiede una casa all’estero, con qualsiasi destinazione d’uso, non solo deve conoscere la tassazione, ma deve anche assicurarsi di dichiararla correttamente.

Per questo motivo, nel seguente articolo cercheremo di spiegare cos’è e come funziona l’Imposta sul Valore degli Immobili situati all’Estero (IVIE), così da fornire una panoramica generale sull’argomento.

Innanzitutto, cerchiamo di definire l’IVIE.

Essendo un’imposta, l’IVIE è una prestazione obbligatoria di denaro dovuta dai contribuenti in favore dello Stato o di altri Enti Pubblici territoriali. A partire dal 2020, oltre alle persone fisiche, anche gli enti non commerciali e le società semplici (in nome collettivo e in accomandita semplice) sono tenuti agli obblighi di dichiarazione per gli investimenti e le attività previsti dall’articolo 4 del decreto legge n. 167/1990 (c.d. monitoraggio fiscale).

In particolare, L’IVIE è dovuta dai:

  • titolari dei diritti reali di usufrutto, uso o abitazione, enfiteusi e superficie sugli stessi;
  • locatari, per gli immobili, anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria;
  • concessionari, nel caso di concessione di aree demaniali;
  • proprietari di fabbricati, aree fabbricabili e terreni a qualsiasi uso destinati, compresi quelli strumentali per natura o per destinazione destinati ad attività d’impresa o di lavoro autonomo.

 

Dal 1° gennaio 2016 l’IVIE non viene, però, applicata quando gli immobili sono vengono utilizzati come abitazione principale e le proprietà residenziali vengono assegnate al coniuge in seguito ad un accordo di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, che in Italia non sono inclusi nella classificazione catastale A/1, A/8 e A/9.

Per determinare il valore dell’immobile, bisogna consultare la circolare n. 28/E del 2 luglio 2012. Il valore della proprietà immobiliare è basato su una misura oggettiva del valore della proprietà, con priorità al valore catastale.

Ovviamente, il valore dell’immobile cambia a seconda dello Stato in cui si trova, in particolare:

  • per i Paesi dell’Unione Europea o per quelli appartenenti allo Spazio economico Europeo (Norvegia e Islanda), bisogna considerare il valore catastale, così come è determinato e rivalutato nel Paese in cui si trova l’immobile; se il valore catastale non è presente o non rilevabile, bisogna fare riferimento al prezzo che si evince dal contratto di acquisto o, in sua assenza, al valore di mercato della proprietà;
  • per tutti gli altri Stati, bisogna considerare il prezzo indicato nei documenti di acquisto o nei contratti; se tali documenti o contratti sono assenti, bisogna fare riferimento al valore di mercato della proprietà.

L’aliquota dell’IVIE è pari allo 0,76% del valore della proprietà all’estero e si calcola proporzionalmente alla quota di possesso e ai mesi dell’anno nei quali il possesso c’è stato (si conta per intero il mese nel quale il possesso si è protratto per almeno 15 giorni).

Se l’importo totale (calcolato indipendentemente dalle quote e dal periodo di possesso, e senza tenere conto delle detrazioni previste per lo scomputo dei crediti di imposta) non supera i 200 euro, non solo il versamento non deve essere effettuato, ma il contribuente non deve neanche indicare i dati relativi all’immobile nel quadro RM della dichiarazione dei redditi (fermo restando l’obbligo di compilazione del modulo RW2).

Inoltre, l’aliquota scende allo 0,4% se gli immobili sono ad uso abitazione principale e risultano essere accatastati nelle categorie A/1, A/8 e A/9. In tal caso, è possibile anche detrarre 200 euro dall’imposta (fino a concorrenza del suo ammontare), rapportati al periodo dell’anno durante il quale l’immobile è destinato ad abitazione principale.

Se l’immobile adibito ad abitazione principale da più soggetti passivi, la detrazione spetta a ciascun soggetto in proporzione alla quota per la quale la destinazione medesima si verifica.

Infine, se gli immobili sono situati in Paesi appartenenti all’Unione Europea o aderenti allo Spazio economico europeo, è possibile sottrarre un’eventuale eccedenza di imposta reddituale estera sugli stessi immobili, non utilizzata come credito Irpef (articolo 165 del Tuir).

 

Per quanto riguarda il pagamento dell’IVIE, si applicano le stesse regole dell’Irpef, comprese quelle relative gli importi e date di acconto e saldo.

Per quanto riguarda, invece, la valuta da utilizzare, il Direttore dell’Agenzia delle entrate ha stabilito che il controvalore in euro degli investimenti e delle attività espressi in valuta da indicare nel quadro RW debba essere calcolato, per tutti i dati riportati nel quadro dichiarativo in esame, sulla base dei cambi mensili indicati nello specifico provvedimento del Direttore dell’Agenzia emanato ai fini dell’individuazione dei cambi mensili agli effetti delle norme dei Titoli I e II del TUIR.

Se il modulo RW della dichiarazione dei redditi non viene compilato, si applica una sanzione fissa di € 258. Se si superano i 90 giorni dalla scadenza per la presentazione, vengono applicate delle sanzioni che vanno dal 3% al 15% (raddoppiate nei Paesi Black List).

L’IVIE è stata introdotta nel gennaio 2017, insieme a una serie di altre misure, per combattere il riciclaggio di denaro all’estero.

Pertanto, per garantire un corretto monitoraggio fiscale, è importante che gli immobili e gli investimenti detenuti all’estero (proprietà all’estero) siano indicati nel Quadro RW della dichiarazione dei redditi e che l’IVIE venga pagata.

Prima di intraprendere qualsiasi investimento immobiliare all’estero consigliamo di verificare, attraverso un consulente fiscale qualificato, tutti gli obblighi relativi al pagamento e/o alla dichiarazione delle imposte per le persone che sono residenti fiscalmente in Italia e possiedono immobili all’estero.

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