SHARI’A: LA LEGGE ISLAMICA A CUI SI ISPIRANO I TALEBANI

 

La Shari’a, la legge sacra della religione islamica basata sul Corano e sulla Sunna, è tornata d’attualità con il ritorno al potere dei talebani in Afghanistan, che si fanno portatori di un’interpretazione particolarmente rigorosa dei suoi precetti.

Il ritorno dei Taliban

Il 15 agosto 2021, 20 anni dopo l’intervento militare americano e della Nato in Afghanistan, i Taliban (talebani) sono entrati a Kabul e hanno occupato il palazzo presidenziale.

Il gruppo islamico di stampo fondamentalista è riuscito a riconquistare tutto il Paese in soli dieci giorni, senza incontrare alcuna resistenza da parte dell’esercito regolare afghano, che negli ultimi due decenni era stato addestrato e finanziato dalla coalizione occidentale, in particolare dagli Stati Uniti.

Ed è proprio nel palazzo presidenziale, simbolo del comando del Paese, che i Taliban hanno tenuto la loro prima conferenza stampa come nuovi “capi” dell’Afghanistan, trasmessa in esclusiva da Al Jazeera.

“Dopo 20 anni di lotta abbiamo liberato il Paese ed espulso gli stranieri. È un momento di orgoglio per l’intera Nazione”, ha annunciato Zabihullah Mujahid, portavoce del gruppo, “Presto sarà raggiunto un accordo con cui verrà insediato un governo islamico nel Paese”.

 

In lingua pashtun la parola Taliban significa “studente” o “ricercatore”.

Il movimento, nato nei primi anni Noventa nelle scuole islamiche pakistane, ha condotto per decenni una campagna terroristico-militare contro la democratica Repubblica Islamica dell’Afghanistan, conquistando il consenso di circa 85.000 combattenti.

Nonostante la presenza occidentale sul territorio – come risposta agli attentati dell’11 settembre 2001 da parte del gruppo estremistico di Al Qaeda, protetti e spalleggiati dagli stessi Taliban – il gruppo non si è mai arreso e ha continuato la sua lotta rifugiandosi sulle montagne, nelle zone rurali e nei deserti rocciosi, fino alla riconquista del potere.

Sebbene i Taliban abbiano dichiarato che l’Emirato islamico dell’Afghanistan non diventerà una minaccia per alcun Paese, continuano a preoccupare le leggi che intendono applicare, soprattutto per quanto riguarda i diritti delle donne, previsti dalla Shari’a.

La Shari’a e la sua applicazione

La parola araba Shari’a significhi letteralmente “strada battuta” e si riferisce alla legge islamica.

Essa è basata sul Corano, il libro che contiene le rivelazioni di Allah a Maometto, e sulla Sunna, l’insieme degli atti e dei detti di Maometto, classificati nel corso dei secoli.

La Shari’a si estende a ogni atto compiuto dall’uomo (da quello individuale e interiore, legato al culto, a quello esteriore, legato all’interazione sociale, dalla sfera personale a quella politica), classificabile secondo una scala di accettabilità rispetto alla religione, che vede al primo posto gli obblighi di fede e in fondo gli atti vietati.

I reati più gravi sono i delitti contro Dio, come l’apostasia, la blasfemia, ma anche l’adulterio, il consumo di bevande alcoliche, il furto e la rapina, e possono essere puniti con delle pene molto severe (hudud), che possono prevedere persino la morte.

In genere, la legislazione dei Paesi islamici si fonda sui principi della Shari’a, e ciò avviene già dalla costituzione dei primi califfati arabi.

Tuttavia, negli ultimi anni c’è stato un graduale allontanamento dalla stessa da parte di quegli Stati mussulmani che si considerano “moderni” e “progressisti”, che ha portato all’introduzione di sistemi giuridici più simili a quelli europei.

Ad oggi, i Paesi che continuano ad applicarla integralmente sono pochi e includono l’Arabia Saudita, l’Iran e il Pakistan.

In altri Paesi, come in quelli del Nord Africa e del Vicino Oriente, l’approccio è più laico e vengono applicati i principi solamente nei rapporti privati (come, per esempio, il diritto di famiglia).

In altri ancora la separazione tra Stato e religione è totale, come in Tunisia, Bosnia e nei Paesi dell’Asia centrale, nati dopo il dissolvimento dell’Unione Sovietica.

Esistono, però, alcune interpretazioni estreme della Shari’a, come quelle invocate dai gruppi estremisti, volte a giustificare attentati e sgozzamenti, ma anche il mantenimento nella propria legislazione di alcune pene estreme, come la lapidazione, la decapitazione, la mutilazione di arti (il taglio della mano destra per furto) e la fustigazione.

La Shari’a e la discriminazione di genere

Benché la Shari’a consideri gli uomini e le donne uguali agli occhi di Dio (Allah), i diritti e gli obblighi a loro conferiti, in particolare quelli economici, non sono gli stessi, anzi presentano delle discriminazioni di genere molto forti: l’eredità delle donne, così come la loro libertà personale, viene controllata e limitata dai “tutori” maschili.

 

Ed è per questo motivo che il mondo intero sta aspettando le prossime mosse dei Taliban: si teme che l’applicazione integrale della Shari’a cancelli i progressi fatti finora dall’Afghanistan, ma anche quelli fatti da tutti gli altri Paesi islamici.

Quando i talebani furono al potere, tra il 1996 e il 2001, vietarono alle donne di guidare, di indossare gioielli, di avere rapporti con uomini diversi dal marito o dai familiari e di studiare come i loro coetanei maschili.

E sebbene dopo la presa di Kabul del 15 agosto 2021 il portavoce dei talebani abbia garantito che il nuovo Emirato islamico sarà rispettoso dei diritti delle donne (garantendone l’accesso all’istruzione e alle cariche governative, sempre “nel rispetto della Shari’a”), si prevede un risvolto tutt’altro che “rispettoso”.

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